Inaugurazione della mostra
"Il corpo e l'abito"

 
Luciano Rizzato



Emanuela Romiti



Andrea Pezzile



 

Sabato 15 dicembre, alle ore 18, si inaugura la mostra "Il corpo e l'abito".

 

Per ricominciare la strada può essere quella della riconquista  dell’  identità,  nel  rispetto  del  proprio corpo e in sintonia con se stessi,senza dare spazio alla rincorsa di immagini che non ci appartengono, massificati in un pensiero unico.
No quindi alla distinzione di razza, no all’obbligo di fermare il tempo, ma  attenzione all’alimento che il tempo stesso lascia nella nostra mente.
Una via tutta segnata dal recupero di cultura, di etica, di sensibilità estetica di cui il nostro paese e la nostra tradizione sono particolarmente ricchi.
Proprio  sull’identità  si  focalizzano  le  opere  di Luciano Rizzato, grandi tele dove campeggiano volti realizzati con l’estrema cura che richiede il colore ad olio.
Per Luciano il volto è anche abito, può a  volte  vestirsi  di emozioni,  a  volte esprimere  desiderio  di  apparire  diversi  o  di  tenere nascosto il proprio sé. Nei suoi quadri i volti  affermano  in maniera inequivocabile come i colori della razza si mescolano , come i colori del trucco sfumano i perimetri della sessualità sottolineandone le sfaccettature. Le sue opere così diventano una lucida lezione di comunione ed uguaglianza tra gli esseri nella storia, nei tempi e nelle origini.
Emanuela Romiti, artista e storica della moda e del costume,  si  mette  in  gioco  con  una  originale installazione.  Marie  Antoinette  2012  è  il  titolo dell’opera, una rivisitazione del costume della fine del‘700, rappresentativa di una cultura di sfarzi e di opulenza  di  una  classe  sociale  e  di  un  momento storico, in cui si manifestano le avvisaglie della rivoluzione. Contraddizioni di allora, le stesse della nostra epoca  che Emanuela mette in risalto con ironia, nell’installazione infatti “prende corpo”  il  destino  di Maria  Antonietta dove il pensiero” la testa” viene  sostituita  dalla  ricerca affannosa e perversa di un corpo grottesco e fittizio.
Di  Andrea  Pezzile opere  in  lamiera  di  ferro  e vernice per carrozzeria, materiali poveri e moderni per raccontarci le antiche ed attuali favole di Esopo.
L’accento  viene  posto  sulla  condizione  sociale  e politica, dove il corpo è metafora di occupazione del potere, di prevaricazione, di esibizione di forza con la quale si pensa sempre di vincere.
Tutto il lavoro di Andrea prende spunto dal mutamento sociale. Il cambiare d’abito del corpo sociale nel suo insieme e nella individualità diventa espressione delle pochezze umane. Come Esopo utilizza i vizi  della  società  per  sollecitare  una  presa  di coscienza e mettere ciascuno di noi di fronte ad uno specchio, per ritrovare una morale ed una spinta al rinnovamento, o meglio ad una nuova nascita.

Scarica qui l'invito in pdf