Per il ciclo "Il vento della libertà"
inaugurazione della mostra

"Il linguaggio specchio della società"

Vernissage sabato 18 febbraio 2012 18.00-20.30 (fino al 24 marzo)
 
Patrizia Molinari (Omaggio a Mario Luzi - 2012)



Eduardo Palumbo (Sonata per due violini e percussioni - 2012)



Ariela Boehm (All'alba della scrittura - 2003)



 



A amò, appunto, Apicella
B brava persona, blitz
C coinvolto, calor bianco, cavaliere, casta, cerchio magico
D degrado
E escort, euri
F frainteso, fare appello
G giovani, garanzia, giungla
H happy hours
I indignati, insorgere,in qualche modo
L la squadra, livore
M monnezza, mistificazione, maledetto
N non so
O orribile
P principessa, padania, peraltro( Belinguer tg3)
Q qualunquismo
R responsabili, rottamare
S solare,senatùr,scendere in campo, salve, spread
T trota il, tolleranza zero
U unto dal signore, unico
V vergogna!
Z zavorra, zapping

Parole, che nel nostro linguaggio quotidiano risultano povere, stereotipate,se non spesso cacofoniche o volgari. Costituiscono il termometro dello stato di salute della nostra cultura. Per esempio, se ci soffermiamo sull’aggettivo solare, notiamo come risulta sistematicamente utilizzato per descrivere una personalità in positivo, tale da suscitare simpatia, ricca di vitalità, estroversa. Ciò indica una evidente carenza di scelta nel lessico, ma ancor più una modalità di esprimersi attraverso etichette che denunciano una staticità del livello emozionale.
A tratti il nostro linguaggio appare contaminato eccessivamente da espressioni gergo-dialettali, o da una terminologia sintetizzata al massimo, la cui proliferazione è dovuta alla sindrome televisiva o di internet.

L’argomento che in questa occasione trattiamo “Il Linguaggio specchio della società”, come sempre non vuole essere semplicemente la constatazione dello status quo, ma piuttosto , grazie al contributo degli artisti, vuol fungere da stimolo a pensare, a produrre un pensiero articolato, non compresso e limitato da parole pronunciate in automatico.
Il cammino da intraprendere consiste nel recupero del linguaggio attraverso le finezze espressive,le tonalità che fanno grande la nostra lingua che pur nella complessità risulta un perfetto strumento per esprimere una variegata gamma di emozioni. Questo percorso ci sembra prendere avvio dalla musica . Non è un caso se negli ultimi anni assistiamo ad un vivace risveglio dell’interesse del pubblico per la musica lirica e sinfonica. Eduardo Palumbo contribuisce nell’esposizione di questo pensiero con una serie di opere che rappresentano un filone sempre presente nella sua lunga e ricca esperienza artistica .Eduardo ha infatti attinto alla musica non solo quale ispirazione per la sua pittura, piena di slanci, di armonie, di colori composti come in una frase musicale ;ma da sensibile e appassionato ascoltatore quale egli è, ha saputo con la sua arte diventare un vero e proprio esecutore. La musica con lui è non solo linguaggio universale tra i popoli,ma lo è anche tra le arti .Musica per riconciliarsi con il silenzio, per lasciare respirare le frasi, per trovare le parole più giuste, le più vicine al nostro sentire.
Ariela Bohm, alla ricerca dell’etimologia, si chiede come possiamo attingere al passato e per questo s’incammina ad esplorare gli aspetti primordiali del linguaggio con opere che mettono in primo piano i segni delle lingue arcaiche . In questa ricerca “ archeologica” riscopriamo una fonte comune del nostro pensiero al di là delle diversità che nel tempo si sono create tra i popoli, tra le culture e tra le modalità di espressione . Al termine di questo viaggio Ariela ci riporta alla attualità e al futuro con l’opera” EtiMORFOlogia”. Non esistono solo parole povere, stereotipate , abbiamo a disposizione le lettere dell’alfabeto con le quali possiamo giocare ad esercitarci per comporre un’infinità di vocaboli piacevoli, belli ,sentiti che aiutano il nostro pensiero a liberarsi, a riposizionare la parola, a non considerarla più solo suono senza contenuto. Un gioco per infrangere i termini- clichè diventati barriera, che ci impediscono di entrare in contatto con l’esterno o con noi stessi.
Patrizia Molinari, per cui l’arte è una identificazione totale con il mondo che la circonda, un vibrare all’unisono con i temi sociali, con il suo essere donna , non poteva non sentirsi appieno coinvolta in questa mostra. Il linguaggio per lei, sia attraverso la poesia, o semplicemente attraverso le parole stampigliate su di un manifesto si traduce come plastica e veritiera testimonianza della società. La poesia può divenire al contempo strumento di denuncia della condizione femminile o esaltazione della donna. La parola di un manifesto si trasforma in coro ed urla,protesta per una condizione sociale e anelito per la riconquista dei diritti violati . Tutto veicolato da una raffinata sensibilità estetica che le permette di raggiungerci con messaggi forti e dolorosi che rischierebbero nella loro ripetitività di non essere colti. In ogni società i modi di dire,le frasi stereotipate così come nascono sono destinate a morire, ma illuminano il momento sociale Le vere parole sono destinate a rimanere come forza di chi le possiede, perché la chiave della nostra prigione è la nostra stessa lingua.

Daniela Vaccher

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